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#Iomiproclamo è il podcast in cui imparerai a creare la tua marca personale, attraverso un percorso completo che poggia le sue fondamenta sulla naturale vocazione e talento dell’individuo.

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03 – Impara a fissare gli obiettivi giusti

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Stare online non è sempre facile.

Quando crei contenuti per mestiere (e sei quindi un content creator) oppure sfrutti i social per raccontare la tua professione e lavorare alla tua marca personale, vai incontro a una dinamica tristemente nota da chiunque abbia utilizzato i social in maniera attiva: l’ansia da prestazione. O, in alcuni casi, l’ansia da “ricezione”.

Sono tanti i problemi che si verificano nella quotidianità di chi sta online. Provo a snocciolarvene alcuni, sia per fare un po’ d’ordine, sia per far sapere a chi fruisce di contenuti cosa si nasconda dietro la vita di chi mette a servizio la propria creatività e/o professionalità.

1. Paura di non veder riconosciuto il proprio sforzo.
2. Paura di non essere rilevante.
3. Paura di non avere più niente da dire.
4. Paura di ricevere critiche/insulti.
5. Paura di essere copiato.
6. Paura che nessuno si accorga della sua assenza nel momento in cui dovesse gettare la spugna.

Spesso si spendono delle ore per realizzare un contenuto che poi non ottiene il risultato sperato in termini di like, commenti, condivisioni. E se non pubblichi non cresci. Anzi, inizia il lento e inesorabile processo di spopolamento della tua community.

Tutto questo, facilmente misurabile con numeri in grassetto, porta anche ad un’altra azione, nociva quanto frequente: la comparazione compulsiva.

“Guarda, Tizia è cresciuta tantissimo. Tutto perché l’ha menzionata Caia!”

“Tizio ha usato una mia idea ma aveva più followers di partenza e quindi gli è andata meglio.”

“Sempronio sta andando alla grande, e io invece?”

Questo accade per due ragioni. La prima è che siamo umani, ed è insito nella nostra natura cercare riconoscimento, acclamazione. Il narciso che c’è in noi, più o meno silente nella normalità offline, quando ci mostriamo online ha bisogno di essere nutrito dall’abbraccio collettivo. Perché per quanto possiamo essere consapevoli che le Vanity metrics non sono quelle che fanno la differenza in termini di business, tutti i content creator sanno che un +1 è molto meglio di un -1.

[continua nei commenti]
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Ormai lo sapete: faccio continuamente introspezione e comparazioni tra periodi storici vissuti e da vivere. Direi che un buon 80% dei miei post inizia con “x anni fa”. È una cosa che mi piace troppo, quella del misurare i traguardi. Il che è perfettamente linea con la mia persona, la stessa che a lavoro la maggior parte delle volte si inventava le statistiche per i report di fine mese perché voglia di prendere una calcolatrice in mano non ne aveva proprio.

La questione è che a me non piacciono i numeri, ma il potenziale umano, l’evoluzione di carne, i climax nelle storie.

Per questo motivo non potete di certo scamparvela dal report 2020 di @arianna_lai
Ma siccome sono magnanima ve li racconto a pezzetti, questi alti e bassi del 2020.

Li ho suddivisi in comodi punti che potete scegliere di ignorare, leggere a metà, smazzarvi in giornata o inghiottire come un chupito di tequila a inizio serata.

Cominciamo:

#Alti
1. Contro ogni aspettativa riesco a lasciare il lavoro - inventarmene uno - vivere dignitosamente da una delle mie passioni aiutando gli altri a fare altrettanto - pubblicare un libro - comprarmi una casa prima dei 30 anni. Boh, scritto tutto di fila è come elio per l’autostima. Specie per una che, avendo iniziato l’università a 23 anni, si sentiva SEMPRE indietro.

2. Scopro in quarantena di saper fare le lenticchie e un ragù che tua nonna è scarsa. E fino a quel momento il mio plato estrella era la pasta coi broccoli. Ci siamo capiti.

3. Mi sveglio a l’ora che voglio, se non mi va non mi trucco e resto tutta la giornata con il muso di un coniglio albino. Ma ho capito che sono più produttiva con il mascara. Pensate, mi basta annerire le ciglia per inserire lo sprint. L’avessi capito prima che basta così poco…

#Bassi
1. Essere freelance butta ansia. Serve fegato, costanza, determinazione, e soldi. E quando me ne accorgo ho una quantità esigua di ciascun elemento. Fortunatamente chi la dura la vince, tutto è bene quel che finisce bene, chi fa da sé fa per tre, ah no questo non c’entra, comunque insomma, ora è tutto ok.

[No, ce n’è decisamente più di uno. Gli altri bassi sono nei commenti]
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Ormai, chi più chi meno, ne è consapevole: ciò che ti fa crescere su Instagram sono le menzioni.

Ovviamente non si tratta esclusivamente di questo: senza un profilo ottimizzato, dei contenuti idonei, e tutta una serie di altre cose che non elenco (non voglio uscire fuori tema) una menzione porterà davvero pochi frutti, per quanto “grande” possa essere il profilo che l’ha generata.

Fatta questa necessaria premessa, ciò che voglio dirvi è che, grazie alla generosità di alcune persone che hanno apprezzato pubblicamente il mio operato, ho raggiunto diversi traguardi, e non solo in termini di followers.

Certe menzioni hanno comportato l’arrivo di nuovi clienti, il triplicarsi degli ascolti del mio podcast, nuove interazioni che si sono trasformate in collaborazioni professionali.

E io, lo sapete, sono dell’idea che la ruota deve girare.

Per questo motivo vi propongo una piccola iniziativa, che partirà oggi e terminerà il giorno di Natale: #tiregalounamention

Ciò che vi chiedo di fare è di menzionare nei commenti uno o più profili che secondo voi si meriterebbero di essere menzionati nelle mie storie. Non basta il nome, dovete scrivermi anche perché, e cosa ha fatto che vi ha colpito. Tra i nomi che mi suggerirete ne sceglierò un paio ogni giorno e racconterò le loro realtà sul mio profilo. Sì, se lo reputate opportuno potete anche autocandidarvi 🙂

L’invito lo voglio estendere anche a te: se tra i commenti trovi dei profili che credi meritino la nostra attenzione, fai altrettanto. Condividi alcuni dei loro post nelle tue storie, raccontando, spiegando, creando un filone narrativo (non basta condividere un post senza scriverci niente di personale sopra per generare traffico, lo sapevi?).

In quel caso taggami, sarò felice di (spazio permettendo) ricondividerti 🙂

Pronti, via!

#natale2020 #girlpower💪
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“Invecchiare è bello.”

“Le rughe sono come la mappa del tesoro di una donna.”

“Non toglietemi le rughe, ci ho messo una vita a guadagnarmele.”

E tu scalci, e ti senti sbagliata perché proprio non ti ci ritrovi nel naturale e progressivo appassire del corpo, del viso, della pelle.

Ti tocchi la fronte, la senti segnata da nuove espressioni. Verticali, percettibili, che a te non fanno sentire più affascinante, affatto.

Ma tutti intorno a te esclamano convinti che devi accettare. Quella è la vera autostima. Assentire allo scorrere del tempo, perché noi donne siamo belle sempre, a prescindere.

Ma esattamente, mi dite chi lo decide?

Io amo vivere, amo crescere, amo essere più saggia e consapevole, più libera, più grata. E di certo non vado a caccia di “ne dimostri di meno”.

Ma questo non significa che lo accetto. Né che non sto già facendo del mio meglio per amarmi anche nel mio progressivo disfacimento fisico, che, lo dico chiaro, cercherò di rallentare il più possibile con i mezzi che riterrò opportuni. Perché a me il giudizio altrui non interessa affatto. Lo decido io cosa è giusto per me.

Potrei tenermelo per me.
Ma preferisco scriverlo.

E lo faccio perché se negli ultimi anni ho trovato tanti manifesti sull’imperfezione perfetta, reputo di non averne trovato abbastanza sulla libertà di non piacersi per forza, la libertà di non desiderare segni sul volto, sul corpo, o almeno di non amarli.

Io voglio essere libera di essere me, nel modo in cui io scelgo di essere me.

Io non voglio essere perfetta.
Voglio solo invecchiare senza dover, per forza di cose, coccolare ogni vena varicosa, rotolo o macchia cutanea come se fosse il frutto sacro della quercia secolare dell’umanità.

È chiedere troppo?

Personalmente penso una cosa: le pressioni sociali sono tali non solo quando portano un cattivo messaggio che ci fa sentire oppresse, ma anche quando ci sentiamo giudicate per non essere in linea con la nuova corrente dominante.

Con tutto il rispetto per chi la pensa diversamente.

#bodyfreedom
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