10 – Ikigai: sai già qual è il tuo motivo per alzarti la mattina?

#iomiproclamo

“Qualcosa per cui vivere” o “una ragione per esistere” : questo è il significato di Ikigai, una parola giapponese che racchiude un po’ quello che per noi potrebbe essere il motivo per alzarsi la mattina.

Con un solo termine i giapponesi esprimono l’intersezione di diversi aspetti di vitale importanza: il motivo per cui ci alziamo tutte le mattine, ciò che vogliamo realizzare con il nostro tempo, le nostre passioni, la nostra vocazione, il modo in cui contribuiamo a questo mondo, e in definitiva quali sono le nostre intenzioni.

L‘ ikigai è, come puoi osservare dall’immagine, l’incrocio ottenuto tra:

  • quello che ami
  • quello in cui sei bravo
  • quello di cui il mondo ha bisogno
  • quello per cui ti pagano.

Perché ti sto parlando di Ikigai in un podcast dedicato al self marketing, alla costruzione della propria marca personale?

Ti parlo di Ikigai perché credo che vivere intenzionalmente sia la chiave di una vita professionale (e personale) di successo. Smettere di credere che le cose semplicemente accadono, ma andarle a cercare prima dentro di noi e poi nel mondo che ci circonda, è in mia opinione una questione di fondamentale importanza.

Diventare bravi in qualcosa richiede tempo, sacrificio, costanza: ma come si fa a fare tutte queste cose se non le si vive con passione, e appunto, con intenzionalità?

Se vivi senza uno scopo, difficilmente potrai fare la differenza. Ti passerà SEMPRE davanti quella persona che quella stessa cosa che stai facendo tu in maniera svogliata la fa mettendoci tutta se stessa. Per questo abbiamo iniziato il percorso di #IoMiProclamo facendo introspezione, e per questo che alla decima puntata ti riporto a Te. Perché sei solo tu che hai le risposte. Sei tu che puoi sapere cosa ti appassiona, cosa ti piace fare, quale sarebbe il tuo lavoro ideale. E anche se ti sembra di non trovare dal principio la tua strada ideale, non demordere. Se vivi intenzionalmente, ogni passo, anche dato in una direzione apparentemente sbagliata, si trasformerà in un grande insegnamento.

Troppe informazioni da metabolizzare? Ascolta la puntata dove ti spiego, passo per passo, come trovare il tuo Ikigai.
Buon ascolto!

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Non è stata la cosa più romantica che abbiamo fatto insieme, o forse sì. #coppiamoderna ...

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Non faceva per me.
Ci ho provato, giuro che ci ho provato, ma ero arrivata a un bivio: o impazzisco o me ne vado.

Non so dire cosa sopportassi di meno, se l’idea di trascorrere un’intera giornata chiusa tra 4 pareti (spesso inospitali) o il fatto di pensare che anche se non avevo niente da fare dovevo restare seduta lì in attesa delle 18, ad ascoltare la vita che passa serpeggiandomi sotto la pianta dei piedi.

No, era molto più di questo. Forse potrei fare una lista, per esorcizzare la cosa.

{Il manifesto del ODIO L’UFFICIO PERCHÉ}

1. Le ferie viste non come diritto ma come gentile concessione. Il dover chiedere il PERMESSO per potermi riposare. L’ansia di non sapere se i giorni che volevo io sarebbero stati disponibili. Il messaggino del collega che iniziava per “so che sei in ferie ma…” (mi faceva venire istantaneamente la tachicardia, oltre che un incontrollabile istinto omicida).

2. Gli occhi addosso quando levavi le tende alle 18 spaccate, di solito quelli di chi restava anche fino alle 19, 20. Ho sempre avuto una prospettiva tedesca a tal proposito: se resti fino a tardi è perché non hai saputo concludere il tuo lavoro in tempo. E invece no, a prescindere restare oltre l’orario era un simbolo, un “io sì che ci tengo”. Se te ne vai in orario perché hai una vita altrove sei stronzo. Punto.

3. L’impossibilità di fare carriera. L’unico modo per ascendere (almeno nel mio caso) era saltare da un’impresa all’altra. Sia mai che qualcuno si rendesse conto che sei valido prima di dire “ciao io vado. Per sempre”.

4. Il caffè al volo. La metro. L’alito del mattino di chi non si è lavato i denti dopo la colazione.

5. Il pranzo nel tupper che sa di detersivo riscaldato nel microonde che puzza della pietanza precedente.

6. Il bagno condiviso.

7. Le riunioni inutili per questioni che potevano essere risolte con una mail ma no dai parliamone dal vivo tutti insieme yuuhuh. Due ore dopo: situazione invariata, stato vitale sotto i piedi, denti lunghi, bisbìgli velenosi.

[continua nel primo commento]
...

981 91

Aggiornamenti dal fronte isolano:

- Non mi abbronzo, perché vado sempre al mare dalle 4 in poi (e rigorosamente immersa nella protezione 50). Ah, è il primo anno che non percepisco la pressione sociale accompagnata da frasi come “sesi a tipu catarifrangente”. Sante donne le guru della skincare che hanno reso pop la pelle bianco anti-flash.

- A furia di lavarmi i capelli un giorno sì e l’altro pure diventerò la versione pallida di Bruce Willis.

- Continuo a non avere particolare voglia di parlare di lavoro. Vedo numerosi colleghi che persistono nella causa ma io no, proprio non gna fo. Quindi tengo la serranda semichiusa, perché chiusa del tutto quando sei un freelance significherebbe che ti sei sottoposto a una leucotomia prefrontale. O che sei un unicorno. (In questi ultimi giorni di luglio ho un principio di criniera arcobaleno, se vi interessa).

- Ho di nuovo voglia di scrivere. Mi sento ispirata da tutto, dalle unghie fluo della cameriera al bar ai soffitti in legno delle case di Castello. Ho pure riletto una cosa che ho scritto mesi fa e anziché storcere il naso mi sono chiesta se ne sono ancora capace di mettere parole in fila in quel modo lì. Quindi bene, devo solo ritrovare la sfacciataggine del 2019, anno in cui mi ero convinta che potevo davvero diventare una scrittrice.

- Non ho la lavastoviglie in casa e mi manca quasi come un caffè al bancone senza dovermi smontare prima il copertone semitrasparente che ho in entrambe le arcate dentarie da tre mesi a questa parte. Però non sembro quasi più la legittima erede di Dracula. Quindi sì, terrò duro. E sì, mi lamenterò ogni volta (sorry).

- Tra venti giorni compio 30 anni. T R E N T A.

Ma quando è successo?

Probabilmente mentre riflettevo su un metodo di telepatia che attivasse un processo di autolavaggio dei piatti nel lavello.
Per il momento non funziona, ma vi tengo aggiornati.

Voi come va?
...

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