01 – Cos’è una marca personale e perchè ne hai bisogno

#iomiproclamo

Lo so, è il primo episodio, ma io voglio portarti subito al nocciolo della questione. Ci sarà tempo, per le dissertazioni.
Puoi direttamente premere play, oppure leggere prima questo articolo.
In pochi minuti ti farò capire perché è arrivato il momento di uscire dal guscio, e quali sono i primi passi da compiere per cambiare le cose.

Partiamo dalla domanda fatidica, perché se sei approdato su questa pagina è quanto ti interessa sapere fin dal principio.

Cos’è la marca personale?

Perché è così importante iniziare a lavorarci?

Per spiegartelo utilizzerò la definizione di William Arruda, guru del personal branding:

«La marca personale è il modo di rendere chiaro e comunicare verso l’esterno cosa ci rende diversi e speciali, e di impiegare quelle determinate qualità per guidare la nostra ascesa professionale e prendere le nostre decisioni strategiche. Abbiamo bisogno di capire quali sono gli aspetti che ci definiscono: punti di forza, di debolezza, i nostri valori e le nostre passioni. In questo senso la marca personale consiste nel comunicare in maniera chiara i valori che ci rendono unici, quelli che decidiamo di offrire alla nostra impresa o ai nostri clienti.»

Un’altra definizione che cito spesso è quella di Riccardo Scandellari, che definisce il personal branding (quindi l’attività di lavorare alla propria marca personale) così:

«Lavorare su se stessi per acquisire autorevolezza e visibilità attraverso attività pianificate di comunicazione simili a quelle intraprese dai brand. Ecco in sintesi il personal branding.»

«Ma quindi l’obiettivo è diventare famosi?»

Forse ora ti è venuto da ridere. Ti sarai detto “no, non è affatto quello che ho pensato”. Eppure questa è una domanda che sorge a molte delle persone che per la prima volta sentono parlare di marca personale, o personal brand. Rispondo per scrupolo nella maniera più cristallina possibile: no, l’obiettivo non è diventare famosi, ma essere riconoscibili. L’ascesa professionale NON è un sinonimo di popolarità, piuttosto parlerei di rilevanza.

È una cosa che chiedo spesso in sede di consulenza: «vuoi essere popolare o rilevante?». Perché non è affatto lo stesso. Mettiamo che tu sia una closet organizer, professione oggi molto di tendenza. Puoi pubblicare sul tuo canale una foto con il tuo nuovo animale domestico e raggiungere oltre duecento mi piace e non ottenere nessun nuovo cliente. Oppure puoi rendere disponibile un articolo che hai scritto su come riordinare i cassetti dell’armadio, ottenere cinquanta mi piace, ma tre clienti nuove. Cosa preferisci? Cibo per l’ego o conversioni reali (ergo, pecunie per le tasche)?

La missione deve essere trasmettere il tuo talento, renderti riconoscibile, far sì che tutte le tue peculiarità siano facilmente individuabili dall’esterno. In questo modo aumenteranno esponenzialmente le tue opportunità, professionali e personali. È un po’ come decidere di affacciarsi al balcone anziché stare barricati dietro la porta di casa in attesa che qualcuno la bussi.
Noi esseri umani abbiamo un po’ questa tendenza. Ci riconosciamo delle capacità, e quando non le diamo per scontate (ne sanno qualcosa coloro che soffrono della sindrome dell’impostore) decidiamo di tenercele per noi e per la nostra cerchia di amici. Non le comunichiamo verso l’esterno, ma ci aspettiamo che sia il prossimo a scoprirci per caso e magari a dirci «wow, sei proprio quello che stavo cercando». E io ti chiedo: ma anziché aspettare che si allineino gli astri e che finalmente qualcuno si accorga di quello che sai fare e ti conceda la grande occasione, perché non inizi a raccontare chi sei e cosa sai fare online, dove potenzialmente puoi raggiungere chiunque?

Il tuo futuro, il tuo successo, è nelle tue mani.

Quando si tratta di marca personale non c’entrano i contatti, quelli puoi generarli, e vedremo più avanti come. Credimi, si può davvero iniziare da 0. Io l’ho fatto. E non ti suggerisco niente che non abbia già applicato su di me.

“Bene, e chi decide come deve essere la mia marca personale? Il mio pubblico? Il mio consulente?”

Sei tu che decidi come deve essere, in che modo trasmettere i tuoi valori, su quali canali, attraverso che contenuti, in sostanza quale strategia adottare. E se cose come “dove parlo, come parlo, cosa dico” ti mettono in difficoltà, non bloccarti. Per quello ci sono le figure come la mia! (Se vuoi puoi dare un’occhiata qui ai miei servizi).

Possiamo lavorarci insieme, e dopo aver messo a fuoco in cosa sei bravo e di cosa ti vuoi occupare, capiamo su che canali è meglio agire, costruiamo un piano editoriale da adottare, come organizzarti da un punto di vista operativo, ci preoccupiamo della tua brand reputation etc.

Ecco, a questo proposito mi preme fare luce su un altro aspetto che mette in crisi tanti neofiti.

Ti spiegherò in parole povere qual è la differenza tra marca e reputazione, così evitiamo che ci siano equivoci in futuro.

Marca è un insieme di elementi, una somma di valori. È la marca che ci promette, in quanto acquirenti, un dato risultato.
La marca è quella che fa sì che ai nostri occhi quel dato prodotto, servizio o risultato non ce lo possa dare proprio nessun altro che non riporti quel simbolo, quel nome, quei valori impressi nella sua essenza.
La marca è la proposta che parte da dentro, e va verso l’esterno: sono i valori associati fin dalle origini a un prodotto o servizio, valori che noi (in quanto unici proprietari della nostra marca personale) decidiamo, e che poi comunichiamo in un secondo momento.

La reputazione, o Brand reputation è invece il risultato dell’insieme di percezioni, valutazioni e aspettative che si hanno nei confronti di un brand.

«Allora, in soldoni, qual è il ruolo della marca personale?»

La marca personale cerca in buona sostanza di mantenere in equilibrio tre pilastri fondamentali: come ti vedi tu, come ti vedono gli altri e come pensi che ti vedano gli altri.

Tutto questo processo deve chiaramente seguire delle tappe logiche: cosa mi distingue? Quali sono gli obiettivi che voglio raggiungere attraverso la mia marca personale? A chi mi rivolgo? Come mi posiziono nel mercato? In che modo posso comunicare quello che sono al mio pubblico?

Queste domande ce le dobbiamo porre spesso. Perché, esattamente come le aziende, noi esseri umani ci evolviamo, e piuttosto in fretta. Cresciamo, cambiamo, maturiamo nuove abilità e intenzioni. E allora c’è bisogno di riadattare, di sistemare quello che abbiamo costruito.

«Ok, sono convinto! Da cosa devo iniziare per lavorare alla mia marca personale?»

Ciò da cui non puoi prescindere è da un bel processo di introspezione.

Ti svelo fin da ora un segreto: non arriverai da nessuna parte fingendo di essere qualcun altro. Le persone che hanno successo sono quelle fedeli a loro stesse. Mentire è faticoso, è come portarsi sulle spalle una grossa zavorra. Forse si riesce a farlo per un periodo, ma poi ci si stanca. La nostra indole è sempre più potente di qualunque imposizione esterna.
Per questo è fondamentale che tu sappia chi sei, e capire come lo vuoi raccontare.

Da questo momento in poi regalati qualche minuto al giorno per ascoltarti: credimi, sarà il primo passo verso il successo della tua marca personale. 

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Buon lavoro e buon ascolto!

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A volte ci convinciamo che, per essere liberə, sia necessario spogliarci permanentemente di qualsiasi imposizione, interna o esterna che sia.

In verità, non c’è niente di più sbagliato.

Se ti sei liberatə dalle regole altrui, ma nel frattempo non ne hai cercato e costruito di tue, a una certa ti troverai nuovamente a seguire un modello che non ti appartiene.

Il motivo è semplice: non si può vivere in eterno senza una struttura di supporto (siamo animali svezzati a pane e capitalismo nonché essenzialmente a bagnomaria nella società della vetrinizzazione: che si voglia evitare o assecondare ciò che comporta, sarà necessario seguire delle norme).

Ricordo, ad esempio, quando lasciai il mio lavoro in ufficio.
Mi dissi che da quel momento in poi sarei stata una freelance libera e felice, che per me significava non avere orari fissi, una sveglia al mattino, un luogo concreto da destinare al lavoro.

All’inizio credevo di star vivendo un sogno.

Producevo solo la notte, poi solo il pomeriggio, mi svegliavo sempre più tardi e guardavo il resto della mattina passare.

Cascai nell’indolenza, il tempo mi sfuggiva di mano.
Procedevo in modo disordinato, senza obiettivi misurabili e mete concrete.

E ti dico, forse all’inizio va bene così, serve una fase esplorativa per capire cosa tenere e cosa invece lasciare andare.

Ma dev’essere una parentesi di transizione: alla lunga, l’anarchia non è mai un regno di pace per chi ci vive.

[Ad ogni liquido serve il suo contenitore.

È necessario sforzarsi di creare il proprio se non ci si vuole ritrovare travasatə in quello da cui si è sfuggitə dopo mille tentativi di evasione.

O in un delta fluviale che altro non farà se non ricordarci che ci siamo invischiatə in una zona paludosa proprio perché volevamo trovare la via d’uscita troppo in fretta.]
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Dove finisce il social e inizia la vita?

Come se ne gestiscono i confini?

E se le decisioni che prendiamo a volte fossero dettate più dall’immagine che desideriamo proiettare che dalle nostre reali necessità e aspirazioni?

Credo che qualunque content creator più o meno professionista a un certo punto dovrebbe fermarsi a domandarselo (meglio se prima di sentirsi fagocitato dal mezzo).

✨✨✨

✍🏻La frase è stata estrapolata dalla newsletter “prendere o lasciare - la sottile arte di mollare la presa e dire di no“, disponibile sul mio canale substack.

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Se invece vuoi conoscermi meglio visita il mio sito ariannalai.it 🪶
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